Archivio per Agosto 2007

Apri gli occhi

Agosto 31, 2007

Io delle volte godo nel sapere che tu mi pensi, che mi spii e controlli, che sono sempre la cosa principale della tua vita. E talvolta il mio cuore mi spinge, insiste nel chiamarti, anche se solo a livello spirituale – mia dolce musa, dea di checchè io veda. E allora tu, sedutà là su quel divano grigio di pelle, colla sigaretta tra le tue labbra fine, perchè non ti fai raggiungere? Mi avvicino sempre di più ma il vetro che ci separa sembra sempre più spesso – alzo le mani, perdo il controllo, ma il vetro nemmeno si danneggia. Proprio come te, ferma, immobile, dall’altra parte dell’ostacolo, come un’attrice in posa. Poi dopo tanta fatica finalmente chiudo gli occhi.

Io e te seduti sul divano, uno accanto l’altra – ci fissiamo, muti. Un minuto. Una lacrima.

 Apri gli occhi, il malessere è l’unico benessere di cui un uomo può benificare.

Breathe

Agosto 28, 2007

Avanti, fidati. Sò che non è semplice, ma ti prego di farlo. Non ti ho dato motivi per fidarti di me ma questa volta fai bene a farlo. Vieni, t’insegnerò a correre felicemente in un prato d’erba bagnata senza paura di bagnarsi, ti porterò dove il tempo non esiste e i problemi non ti perseguitano. Ti farò capire la naturalezza e la libertà che si prova nel rotolarsi sull’erba  dopo mezzanotte. Andremo a tuffarci nel lago di notte, a sentirci respirare profondamente. A sentirci vivi.

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Breathe, oh baby, Breathe.

Mother

Agosto 27, 2007

Quando molte volte mi ritrovo in difficoltà, mi basta evadere dalla realtà – anche se solo col pensiero, volo nei posti più remoti. Certe volte però ci si sente così depressi e privi di sicurezza che vorremmo che fosse la nostra madre a rassicurarci. Chi è che può darci più sicurezze della nostra madre? Di colei che ci ha messi tutti al mondo, di colei che ci ha tenuti in grembo per nove lunghi mesi. Certe volte vorrei parlarle e domandarle le domande più generiche, vorrei solamente che mi facesse sentire al sicuro.

 

Mamma, dovrei fidarmi del governo?

Qualcuno si ricorda?

Agosto 25, 2007

Sai, anche a me manca tantissimo. Delle volte non riesco a pensare che lui se ne sia andato così, che ci abbia lasciati tutti orfani. Oso dire orfani perchè lui era come un padre per tutti noi, un padre a cui era più facile rivolgersi per questioni imbarazzanti. Devi sapere che quando siamo seduti qui, vicino le nostre rotaie, lui non mi manca più – questo è il posto migliore per sentirsi vicini alle persone che ci mancano. Sai, io non riesco più a frequentare quella gente che frequentava pure lui, non ci riesco. Mi ricordo di quella volta che incontrai tutta quella gente, e mi rivolsi a loro in maniera agressiva.

<<Qualcuno qui si ricorda di Al? Vi ricordate di quando ha detto che ci saremmo ricontrati un bel giorno? Al, Al, cosa ti è successo? Nessun altro di voi si ricorda?>>

 Mi ricordo poi di te, di quando mi hai detto di lasciarti andare. Di quanto mi hai detto che sarebbe stato doloroso, ma giusto. Ogni volta che vengo qui, io mi ricordo di te, è come se comunicassimo per ore e ore. Sempre.

Per raggiungere la felicità mi basta appoggiare la testa, chiudere gli occhi, e respirare.

 

Sai com’è, mi accontento con poco io.

Tra quei banchi dolenti

Agosto 24, 2007

Sai, quei periodi non è che fossero semplici nemmeno per me. Mi ricordo la depressione cronica che pervadeva il mio cuore il lunedì mattina. Mi chiedevo di continuo quando sarebbe finito quell’obbligo di svegliarsi la mattina, per essere torturati come carne da macello da quattro pezzenti frustrati. Mi rimembro ancora quando salivo quelle scali, ma soprattutto mi ricordo quanto il mio stomaco brontolava- era come se il mio organismo si rifiutasse di subire un tale stress tutti i santi giorni. Quella professoressa era tutte le mie paure. Ogni volta che varcavo quella porta dolente avevo paura di farmi rovinare la giornata completamente. Mi ricordo che un mio desiderio ricorrente di quei tempi era di finire quel supplizio che stavo vivendo ed andare a vivere tranquillamente in una casa in campagna. Sto ancora in città.

Poi delle volte mi vieni in mente te. Di come eri brava quei prime due anni, per poi calare gli altri tre. Mi ricordo di quando mi hai raccontato di aver preso un sette in inglese e di esserti messa a piangere per la gioia; mi ricordo di quando mi hai detto di essere collassata nel compito scritto d’italiano. Mi ricordo di quando mi hai detto che mi avresti voluto a scuola con te, che avresti voluto che ti avessi corteggiata con bigliettini romantici alla “ciccia e brufoli” style.

Poi mi ricordo di te. Di come non sei riuscito a portare a termine quel supplizio, di come hai avuto coraggio nel lasciare il tutto e vivere finalmente per i fatti tuoi. Sei stato onesto con te stesso e ti stimo.

Mi ricordo di musica di balli lenti e serate movimentate ma vacue.

 

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…Ci accorgeremo d’essere creature di grande intelligenza e abilità. Saremo liberi! Impareremo a volare!

(R. Bach, “Il Gabbiano Livingston”)

Desolazione Preautunnale

Agosto 22, 2007

Inseguite pure l’uomo dall’apparenza umile e quando l’avrete spinto in un androne, derubatelo e seguitelo collo sguardo, ciascuno con le mani in tasca, mentre egli se ne va triste per la sua via, infilando la strada a sinistra.

(Franz Kafka, “Il Commerciante”, 1907)

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Stavo sul treno per casa. Avevo appena finito di leggere un altro intrigante racconto di Kafka, quando ripensai a cosa fosse accaduto pocansi. Era una di quelle emblematiche giornate piovose di fine Agosto, dove sei costretto ad ammettere che l’estate sta lentamente passando. Ho riflettuto prima di parlarle. Stavo sulle rotaie fredde e bigie del binario 3, quando mi disse che non valevo assolutamente più nulla per lei. Mi sedetti e cominciai a fissare il grigio delle rotaie- vidi una piantina d’edera che era cresciuta ai bordi del metallo…Sorrisi. Salito sul treno, immersi la mia mente totalmente negli ermetici romanzi Kafkiani, ma non riuscii a non notare il passeggero che vi era alla mia destra. Era un uomo trentenne dall’aspetto ordinario, che teneva in mano una fotografia incorniciata, che evidentemente ritraeva la persona a lui più cara, dato che non smetteva di fissarla e di appoggiarci le labbra sopra. Cercavo di concentrarmi sui miei racconti, ma il mio occhio continuava a notare quanto fosse malinconico quell’ uomo – sembrava che i suoi occhi facessero un’immensa fatica a contenere tutte le lacrime che avrebbe volentieri tirato fuori da solo nella sua camera, o forse seduto su una panchina ad osservare l’accelerazione irragiungibile dei treni che ci lasciano perterriti.

 

Dovevo scendere alla prossima fermata. Il trenò lentamente frenò per poi fermarsi definitivamente. Mi alzai lentamente, gli appoggiai amichevolmente una mano sulla spalla, per poi dirgli che sarebbe stato tutto apposto. Senza badare a qualsiasi fosse stata la sua reazione, uscii dal treno, muto.

 

Salendo quelle poche scali mi venne in mente quel paragrafo letto precedentemente, che probabilmente mi rimarrà scolpito nella mente a lungo.

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” <<Volate via; le vostre ali che non ho mai visto, vi portino nella rustica vallata o a Parigi, se là vi sospinge il vostro desiderio. Ma godete la vista dalla finestra, quando le processioni vengono da tutt’e tre le strade, non si vogliono scansare, si confondono una nell’altra, lasciando riapparire, nelle loro ultime file, libera la piazza. Accennate coi fazzoletti, siate spaventati e commossi, lodate la signora che passa. Passate sul ponte di legno del torrente, fate segno ai bambini che si bagnano e stupite dall’evviva dei mille marinai sulla lontana corazzata…”

 

 

 

 

 

 

Where the streets have no name

Agosto 18, 2007

Ti capita di andare a cercare amici di vecchia data in un quartiere davvero malfamato, dove tutto quello che osservi sembra in bianco e nero – là dove le strade non hanno nome. Tutto ciò che ti circonda è danneggiato e vecchio. Vedi palazzi di oltre venti piani che spuntano dal nulla e ti chiedi come faccia tutta quella gente ad accontentarsene.

E’ là che tu troverai la gente vera, la gente senza puzza sotto al naso, la vera gente che ha dovuto soffrire per andare avanti e che in ogni caso non si lamenta, che  si arrangia con il minimo indispensabile. Il loro appartamento era così devastato, sembrava che quei muri parlassero, e avessero un desiderio irrefrenabile di sfogarsi e narrare tutte quelle urla e lacrime di cui è stato involontariamente testimone. Uscendo sul terrazzo, finalmente notai qualcosa di colorato, era un ibiscus di un rosso delicato e tenue. Sembrava ignorare tutto lo squallore che lo circondava.

I’ll take you there, where the streets have no name

Incompatibili

Agosto 16, 2007

Seduti là al bordo del laghetto artificiale, mi venne in mente di domandargli come stesse andando con la sua ragazza. Uno sguardo esasperato apparve sul suo viso – come se quella domanda gli fosse stata posta milioni di volte. Mandò giù un altro sorso di rum, si asciugò le labbra colla sua felpa, e prese fiato.

        “Con Delfina non è mai stato un rapporto soddisfacente a livello sentimentale; ogni volta che lei veniva a casa mia, finivamo per fare l’amore sotto il poster di Che Guevara in camera mia, mentre quando andavo io da lei, facevamo l’amore sotto il poster di Mussolini…Cosa posso pretendere da una che ha un tatuaggio di una croce celtica sul braccio?Sono al corrente del fatto che siamo incompatibili, ma chi ha bisogno di innamorarsi?”

In quel momento realizzai che l’icompatibilità più palese fosse quella tra le mie idee e quelle del mio amico.

Orfano

Agosto 14, 2007

Spot pubblicitari e reclame invtiano tutti a visitare centri commerciali enormi. “I negozi più grandi d’Europa, sconti fino al 30%…”. Ciò che non ti dicono è come ti sentirai una volta che ci andrai.

Camminavo in mezzo a gruppi di persone sconosciute ai miei occhi, milioni di voci e facce sovrapposte. Individui con milioni di storie tutte diverse dall’un l’altra – tutti chiusi nel proprio mondo. In quel momento ho pensato a milioni di cose, e ho provato tristezza nel vedere quanto tutto quello fosse assolutamente falso. 

Continuando la mia camminata verso la mia meta, in mezzo alla massa a cui non importa assolutamente nulla di me, sento la nostra canzone. Ti cerco ma non ti trovo, vado a sbattere contro facce anonime, ma non ci sei. Una lacrima scende lentamente verso il mio mento, lasciando una scia indelebile sulla mia guancia. Mi vieni in mente te, quando mi dissi che ogni volta che mi sarei sentito triste, mi sarei potuto permettere solo una lacrima- una lacrima per sintetizzare tutta l’agonia e il dolore. Obedii.

Non mi sono mai sentito così orfano in vita mia.

Nobody home

Agosto 13, 2007

Dove sei tu? Sei scomparsa. Tu che sei la cosa più evidente, palese e vera che esista al mondo! E’ vero che in ogni posto io vada, mi ti porto in giro, ma adesso paura pervade la mia anima.

 

Quando alzerò la cornetta, e ti telefonerò…non ci sarà nessuno a casa.