Archivio per Settembre 2007

American Pie

Settembre 20, 2007

Il tempo è imprendibile. I Momenti in cui ne hai bisogno son tanti, ma ti frega sempre. Il tempo è irrazionale e vago, è qualcosa di fatale e decisivo.

Mi tornò in mente un brano a cui son parecchio affezionato…

Tanto, tanto tempo fa,
Ancora mi ricordo
Il modo in cui quella musica mi faceva sorridere.
E so che se avessi avuto la possibilità
Avrei fatto ballare quella gente
E, forse, sarebbero stati contenti per un po’
Ma Febbraio mi fece tremare
Con tutti i giornali che consegnavo
Sempre brutte notizie
Non potevo più andare avanti
Non mi ricordo se piansi
Quando lessi della sua sposa vedova
Ma qualcosa mi toccò nel profondo
Il giorno che la musica morì.

So bye-bye, miss american pie.
Drove my chevy to the levee,
But the levee was dry.
And them good old boys were drinkin’ whiskey and rye
Singin’, “this’ll be the day that I die.
“this’ll be the day that I die.”

 

La musica non può morire. La musica nasce prima di tutto, nasce prima della sofferenza, prima del dolore. Nasce e muore con noi.

My Immortal

Settembre 15, 2007

Era una bellissima mattina di Autunno quando mi dissero che non ce l’avrebbe fatta. Il fresco venticello e il sole splendente erano le uniche consolazioni di quell’amaro lunedì. Nel grigio della ferrovia mi rifugiai, ove nessuno mi avrebbe potuto ferire, ma dove di tristezza decisi di perire. Mi chiedevo come nessuno mi mostrasse solidarietà – nemmeno il sole che continuava a splendere indisturbato, e il vento che soffiava così allegro da provocarmi un gran senso di irritazione. Lo chiamai, ci parlai. Mi disse di smettere immediatamente di frignare, poichè la morte è solo un passaggio di stato – una cosa che deve avvenire.

Non lo sò se hai ragione, scusami.

Un mio pensiero volò su quelle sere. Quelle sere dove cammini in compagnia, spensierato, pensi alla morte, al buio totale, e provi un brivido, ma che poi svanisce, e non ti fa che sentire più immortale.

Wake up

Settembre 11, 2007

C’è chi ti infastidisce, chi ti fa star male senza saperlo. C’è chi non ti permette di esprimerti al meglio, c’è chi pensa che sei un essere inferiore solo per via di un difetto. Allora, scrivo.  Scrivo perchè è importante farlo, perchè talvolta è l’unico modo di potersi sfogare, di poter dire ciò che si pensa. Poi mi sveglio dopo un sonno profondissimo e tormentato, e scopro che l’estate era gia finita.

C’è chi dice che pure quest’inverno passerà

Chi siamo?

Settembre 8, 2007

Sì, ma allora perchè muoiono tutti questi ragazzini ogni giorno? Perchè? dimmi un buon motivo per dover credere che un Dio esista! Dammi un motivo per tutti questi omicidi, per tutte queste ingiustizie, dammi un motivo!!!

Guarda che ho anch’io i tuoi medesimi dubbi, se non di più. E’ solo che quando guardo alla struttura dell’anatomia umana, io mi sorprendo. Ti giuro, io rimango a bocca aperta. Guarda la fottuta mitosi, guarda le cazzo di milioni di cellule, guardo i dettagli studiati. Com’è possibile che siamo nati tutti da un batterio? Mi potrai presentare tutte le teorie di Darwin che vuoi, ma io rimarrò sempre a bocca aperta.

Poi se ci fosse un Dio, che gli costerebbe scendere un attimo e spiegarci la verità… 

Frustra-azioni

Settembre 4, 2007

Ci sono invece quelle circostanze in cui devi essere un uomo, anche se dopo avrai bisogno di sfogarti. Ti sfogherai con tutta la forza che hai nelle braccia, nelle gambe, nelle corde vocali. Urlerai a squarciagola le peggiori bestemmie – diventerai tutto rosso in faccia e sentirai di non aver più fiato per continuare. Lo farai comunque. Ti alzerai, scaraventerai e distruggerai tutto ciò che ti ostacolerà minimanete. Ti sentirai triste ma sicuramente meglio.

Gridava singhiozzando “Non sono un animale, non sono così male alla fine, non sono un animale, non sono un animale.”

I’m the boss.

One more time

Settembre 1, 2007

Anche quando le ferite sembravano inguaribili, anche quando il sole non ne voleva sapere di splendere, perfino quando la guerra non finiva più, io ho sempre sperato. Il tempo scorreva, le cose non cambiavano, ma io mi chiudevo a riccio – nessuno mi poteva far male. Quando andavo alla nostra ferrovia per pensarti, io mi sentivo invincibile. Il vento passava tra i miei capelli, la pioggia mi bagnava, la neve mi gelava, la grandine mi colpiva, ma io persistevo. Dovevo comunicare con te, dovevo sentirti respirare, dovevo sentire il tuo cuore aver bisogno sfrenato del mio. Finalmente ti sento. Sei quì. Sento che finalmente ci siamo messi in contatto, sento il tuo battito entrare in simbiosi col mio.

Ogni giorno, stesso posto stessa ora. Aspettami.

 

One more time, please.