E dunque sarei partito per Istanbul l’indomani.
Bazaar, ponti, moschee, ma sempre te, dentro.
E dunque sarei partito per Istanbul l’indomani.
Bazaar, ponti, moschee, ma sempre te, dentro.
Seduto ai bordi di un molo sperduto, a picco su un lago altrettanto poco rinomato, mi tornasti prepotente(mente) in mente. Tra tutte quelle risate, tutti quegli sguardi al limite dell’erotico e chi più ne ha, più ne metta, mi son chiesto se ciò che provavamo fosse stato un qualcosa sempre nei limiti dell’amichevole, o magari qualcosa di più profondo. Sai, un qualcosa al limite del percepibile, qualcosa che ti faccia sognare, galleggiare; proprio come farebbe un groove live, improvvisato dai Pink Floyd. Qualcosa che ti illuda, dandoti speranze per un futuro migliore, ma che solo alla fine si rivelerà in qualcosa di concreto, oppure in cenere.
Sembravi.interessata.più.alla.marca.dei.suoi.pantaloni.che.
a.ciò.che.voleva.farti.capire.
Anche quando le ferite sembravano inguaribili, anche quando il sole non ne voleva sapere di splendere, perfino quando la guerra non finiva più, io ho sempre sperato. Il tempo scorreva, le cose non cambiavano, ma io mi chiudevo a riccio – nessuno mi poteva far male. Quando andavo alla nostra ferrovia per pensarti, io mi sentivo invincibile. Il vento passava tra i miei capelli, la pioggia mi bagnava, la neve mi gelava, la grandine mi colpiva, ma io persistevo. Dovevo comunicare con te, dovevo sentirti respirare, dovevo sentire il tuo cuore aver bisogno sfrenato del mio. Finalmente ti sento. Sei quì. Sento che finalmente ci siamo messi in contatto, sento il tuo battito entrare in simbiosi col mio.
Ogni giorno, stesso posto stessa ora. Aspettami.
One more time, please.
Io delle volte godo nel sapere che tu mi pensi, che mi spii e controlli, che sono sempre la cosa principale della tua vita. E talvolta il mio cuore mi spinge, insiste nel chiamarti, anche se solo a livello spirituale – mia dolce musa, dea di checchè io veda. E allora tu, sedutà là su quel divano grigio di pelle, colla sigaretta tra le tue labbra fine, perchè non ti fai raggiungere? Mi avvicino sempre di più ma il vetro che ci separa sembra sempre più spesso – alzo le mani, perdo il controllo, ma il vetro nemmeno si danneggia. Proprio come te, ferma, immobile, dall’altra parte dell’ostacolo, come un’attrice in posa. Poi dopo tanta fatica finalmente chiudo gli occhi.
Io e te seduti sul divano, uno accanto l’altra – ci fissiamo, muti. Un minuto. Una lacrima.
Apri gli occhi, il malessere è l’unico benessere di cui un uomo può benificare.
Avanti, fidati. Sò che non è semplice, ma ti prego di farlo. Non ti ho dato motivi per fidarti di me ma questa volta fai bene a farlo. Vieni, t’insegnerò a correre felicemente in un prato d’erba bagnata senza paura di bagnarsi, ti porterò dove il tempo non esiste e i problemi non ti perseguitano. Ti farò capire la naturalezza e la libertà che si prova nel rotolarsi sull’erba dopo mezzanotte. Andremo a tuffarci nel lago di notte, a sentirci respirare profondamente. A sentirci vivi.
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Breathe, oh baby, Breathe.
Sai, anche a me manca tantissimo. Delle volte non riesco a pensare che lui se ne sia andato così, che ci abbia lasciati tutti orfani. Oso dire orfani perchè lui era come un padre per tutti noi, un padre a cui era più facile rivolgersi per questioni imbarazzanti. Devi sapere che quando siamo seduti qui, vicino le nostre rotaie, lui non mi manca più – questo è il posto migliore per sentirsi vicini alle persone che ci mancano. Sai, io non riesco più a frequentare quella gente che frequentava pure lui, non ci riesco. Mi ricordo di quella volta che incontrai tutta quella gente, e mi rivolsi a loro in maniera agressiva.
<<Qualcuno qui si ricorda di Al? Vi ricordate di quando ha detto che ci saremmo ricontrati un bel giorno? Al, Al, cosa ti è successo? Nessun altro di voi si ricorda?>>
Mi ricordo poi di te, di quando mi hai detto di lasciarti andare. Di quanto mi hai detto che sarebbe stato doloroso, ma giusto. Ogni volta che vengo qui, io mi ricordo di te, è come se comunicassimo per ore e ore. Sempre.
Per raggiungere la felicità mi basta appoggiare la testa, chiudere gli occhi, e respirare.
Sai com’è, mi accontento con poco io.
Sai, quei periodi non è che fossero semplici nemmeno per me. Mi ricordo la depressione cronica che pervadeva il mio cuore il lunedì mattina. Mi chiedevo di continuo quando sarebbe finito quell’obbligo di svegliarsi la mattina, per essere torturati come carne da macello da quattro pezzenti frustrati. Mi rimembro ancora quando salivo quelle scali, ma soprattutto mi ricordo quanto il mio stomaco brontolava- era come se il mio organismo si rifiutasse di subire un tale stress tutti i santi giorni. Quella professoressa era tutte le mie paure. Ogni volta che varcavo quella porta dolente avevo paura di farmi rovinare la giornata completamente. Mi ricordo che un mio desiderio ricorrente di quei tempi era di finire quel supplizio che stavo vivendo ed andare a vivere tranquillamente in una casa in campagna. Sto ancora in città.
Poi delle volte mi vieni in mente te. Di come eri brava quei prime due anni, per poi calare gli altri tre. Mi ricordo di quando mi hai raccontato di aver preso un sette in inglese e di esserti messa a piangere per la gioia; mi ricordo di quando mi hai detto di essere collassata nel compito scritto d’italiano. Mi ricordo di quando mi hai detto che mi avresti voluto a scuola con te, che avresti voluto che ti avessi corteggiata con bigliettini romantici alla “ciccia e brufoli” style.
Poi mi ricordo di te. Di come non sei riuscito a portare a termine quel supplizio, di come hai avuto coraggio nel lasciare il tutto e vivere finalmente per i fatti tuoi. Sei stato onesto con te stesso e ti stimo.
Mi ricordo di musica di balli lenti e serate movimentate ma vacue.
…Ci accorgeremo d’essere creature di grande intelligenza e abilità. Saremo liberi! Impareremo a volare!
(R. Bach, “Il Gabbiano Livingston”)
Spot pubblicitari e reclame invtiano tutti a visitare centri commerciali enormi. “I negozi più grandi d’Europa, sconti fino al 30%…”. Ciò che non ti dicono è come ti sentirai una volta che ci andrai.
Camminavo in mezzo a gruppi di persone sconosciute ai miei occhi, milioni di voci e facce sovrapposte. Individui con milioni di storie tutte diverse dall’un l’altra – tutti chiusi nel proprio mondo. In quel momento ho pensato a milioni di cose, e ho provato tristezza nel vedere quanto tutto quello fosse assolutamente falso.
Continuando la mia camminata verso la mia meta, in mezzo alla massa a cui non importa assolutamente nulla di me, sento la nostra canzone. Ti cerco ma non ti trovo, vado a sbattere contro facce anonime, ma non ci sei. Una lacrima scende lentamente verso il mio mento, lasciando una scia indelebile sulla mia guancia. Mi vieni in mente te, quando mi dissi che ogni volta che mi sarei sentito triste, mi sarei potuto permettere solo una lacrima- una lacrima per sintetizzare tutta l’agonia e il dolore. Obedii.
Non mi sono mai sentito così orfano in vita mia.
E’ triste capire che sei caduto dal cuore a qualcuno d’importante, ma più passa il tempo e più rifletti sul motivo, gradualmente comprendendo sempre di più. Sono stato uno stronzo, ed è questo forse il più gran rimpianto della mia vita. Devi sapere che ti ho amata, amore mio, ti ho amata fin dal primo momento in cui tui mi hai degnato dell’attenzione qualunque. Mi hai donato i migliori mesi, anni della mia vita, attraverso il tuo carattere sempre equilibrato e mi hai fatto provare emozioni mozzafiato che probabilmente mai più avrò la fortuna di vivere. Eppure sai cosa provo per te, proprio come io so quel che tu provi per me!
Quest’amore così intenso e vivo non ha paragoni, non ha frontiere e non ha difetti. Tu, amore mio, che sei riuscita a ripronunciare quella parola, dopo tanto dolore, ti ho delusa. Eppure sdraiato in un prato verde prima del tramonto, io la sento quella parola, quella dichiarazione palese d’amore trasportata dal vento. Sento l’amore mio che mi chiama in lontananza, che è finalmente felice, che mi ha perdonato. Cammino per la strada fingo di non sentirti, ma sei te che pervadi la mia anima e il mio cuore, e che mi tiri fuori quella lacrima di commozione, ignorata dal resto del mondo che mi circonda. La prossima volta che ti specchi, tu vedrai me.
Ti amerò.
