Archivio per la categoria ‘crescere’

Nel sole e nel vento…

Ottobre 24, 2007

 

 

Mio padre disse: “Ragazzo mio, se vuoi andare…Addio.

Mia madre disse: “Bambino mio, ti guiderà Iddio.

 

 

 

 

Così iniziava una celebre canzone di Battisti. E’ così la vita. Vivi i tuoi primi anni all’insegna dell’irrazionalità e della gioia inapprezzabile; cresci, appena appaiono i primi brufoli e i primi peli, senti l’impulso naturale di staccarti dal guscio familiare; litighi, urli a quelle colonne di sagezza che sono i tuoi genitori, finchè finalmente ti lasciano andare.

Pensi che sarà tutta un’altra cosa quando avrai la tua casa e le tue comodità, ma perchè non essere onesti? Non sempre è così. C’è il mammone che resta fino ai trentadue anni, non per ideale ma per $$$$, poi c’è il mantenuto nullafacente, il mantenuto nullafacente a distanza, il finto studente mantenuto nullafacente. Ci sono i raccomandati, ci sono i rintronati civili, e poi là, in fondo alla piramide sociale, ci sono IO, che osservo, curioso.

 

 Sempre.

Nel sole, nel vento, nel sorriso e nel pianto

Mother

Agosto 27, 2007

Quando molte volte mi ritrovo in difficoltà, mi basta evadere dalla realtà – anche se solo col pensiero, volo nei posti più remoti. Certe volte però ci si sente così depressi e privi di sicurezza che vorremmo che fosse la nostra madre a rassicurarci. Chi è che può darci più sicurezze della nostra madre? Di colei che ci ha messi tutti al mondo, di colei che ci ha tenuti in grembo per nove lunghi mesi. Certe volte vorrei parlarle e domandarle le domande più generiche, vorrei solamente che mi facesse sentire al sicuro.

 

Mamma, dovrei fidarmi del governo?

Tra quei banchi dolenti

Agosto 24, 2007

Sai, quei periodi non è che fossero semplici nemmeno per me. Mi ricordo la depressione cronica che pervadeva il mio cuore il lunedì mattina. Mi chiedevo di continuo quando sarebbe finito quell’obbligo di svegliarsi la mattina, per essere torturati come carne da macello da quattro pezzenti frustrati. Mi rimembro ancora quando salivo quelle scali, ma soprattutto mi ricordo quanto il mio stomaco brontolava- era come se il mio organismo si rifiutasse di subire un tale stress tutti i santi giorni. Quella professoressa era tutte le mie paure. Ogni volta che varcavo quella porta dolente avevo paura di farmi rovinare la giornata completamente. Mi ricordo che un mio desiderio ricorrente di quei tempi era di finire quel supplizio che stavo vivendo ed andare a vivere tranquillamente in una casa in campagna. Sto ancora in città.

Poi delle volte mi vieni in mente te. Di come eri brava quei prime due anni, per poi calare gli altri tre. Mi ricordo di quando mi hai raccontato di aver preso un sette in inglese e di esserti messa a piangere per la gioia; mi ricordo di quando mi hai detto di essere collassata nel compito scritto d’italiano. Mi ricordo di quando mi hai detto che mi avresti voluto a scuola con te, che avresti voluto che ti avessi corteggiata con bigliettini romantici alla “ciccia e brufoli” style.

Poi mi ricordo di te. Di come non sei riuscito a portare a termine quel supplizio, di come hai avuto coraggio nel lasciare il tutto e vivere finalmente per i fatti tuoi. Sei stato onesto con te stesso e ti stimo.

Mi ricordo di musica di balli lenti e serate movimentate ma vacue.

 

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…Ci accorgeremo d’essere creature di grande intelligenza e abilità. Saremo liberi! Impareremo a volare!

(R. Bach, “Il Gabbiano Livingston”)