Archivio per la categoria ‘grigio’

Giuda

Novembre 19, 2007

Il fumo causato dalla lucky strike rossa sortiva elegantemente dalle sue narici, mentre diede l’impressione di accingersi a dire qualcosa…

“E’ benigno”

Luce apparve nei “fino adesso” bigi visi di tutti i suoi famigliari.

“Che sollazzo!” pensarono più o meno tutti

En Routine

Novembre 17, 2007

C’è inoltre l’attesa interminabile, quella che si condensa e non ci assilla grazie alla razionalità. Ma basta mantenere i piedi a terra, per evitare fregature nonchè delusioni madornali.

Ti sognai. Avevi occhi verde mare.Genuflessa sul tappeto persiano della tua dimora stile anni ‘70.Imploravi novità.

Wake up

Settembre 11, 2007

C’è chi ti infastidisce, chi ti fa star male senza saperlo. C’è chi non ti permette di esprimerti al meglio, c’è chi pensa che sei un essere inferiore solo per via di un difetto. Allora, scrivo.  Scrivo perchè è importante farlo, perchè talvolta è l’unico modo di potersi sfogare, di poter dire ciò che si pensa. Poi mi sveglio dopo un sonno profondissimo e tormentato, e scopro che l’estate era gia finita.

C’è chi dice che pure quest’inverno passerà

Apri gli occhi

Agosto 31, 2007

Io delle volte godo nel sapere che tu mi pensi, che mi spii e controlli, che sono sempre la cosa principale della tua vita. E talvolta il mio cuore mi spinge, insiste nel chiamarti, anche se solo a livello spirituale – mia dolce musa, dea di checchè io veda. E allora tu, sedutà là su quel divano grigio di pelle, colla sigaretta tra le tue labbra fine, perchè non ti fai raggiungere? Mi avvicino sempre di più ma il vetro che ci separa sembra sempre più spesso – alzo le mani, perdo il controllo, ma il vetro nemmeno si danneggia. Proprio come te, ferma, immobile, dall’altra parte dell’ostacolo, come un’attrice in posa. Poi dopo tanta fatica finalmente chiudo gli occhi.

Io e te seduti sul divano, uno accanto l’altra – ci fissiamo, muti. Un minuto. Una lacrima.

 Apri gli occhi, il malessere è l’unico benessere di cui un uomo può benificare.

Breathe

Agosto 28, 2007

Avanti, fidati. Sò che non è semplice, ma ti prego di farlo. Non ti ho dato motivi per fidarti di me ma questa volta fai bene a farlo. Vieni, t’insegnerò a correre felicemente in un prato d’erba bagnata senza paura di bagnarsi, ti porterò dove il tempo non esiste e i problemi non ti perseguitano. Ti farò capire la naturalezza e la libertà che si prova nel rotolarsi sull’erba  dopo mezzanotte. Andremo a tuffarci nel lago di notte, a sentirci respirare profondamente. A sentirci vivi.

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Breathe, oh baby, Breathe.

Qualcuno si ricorda?

Agosto 25, 2007

Sai, anche a me manca tantissimo. Delle volte non riesco a pensare che lui se ne sia andato così, che ci abbia lasciati tutti orfani. Oso dire orfani perchè lui era come un padre per tutti noi, un padre a cui era più facile rivolgersi per questioni imbarazzanti. Devi sapere che quando siamo seduti qui, vicino le nostre rotaie, lui non mi manca più – questo è il posto migliore per sentirsi vicini alle persone che ci mancano. Sai, io non riesco più a frequentare quella gente che frequentava pure lui, non ci riesco. Mi ricordo di quella volta che incontrai tutta quella gente, e mi rivolsi a loro in maniera agressiva.

<<Qualcuno qui si ricorda di Al? Vi ricordate di quando ha detto che ci saremmo ricontrati un bel giorno? Al, Al, cosa ti è successo? Nessun altro di voi si ricorda?>>

 Mi ricordo poi di te, di quando mi hai detto di lasciarti andare. Di quanto mi hai detto che sarebbe stato doloroso, ma giusto. Ogni volta che vengo qui, io mi ricordo di te, è come se comunicassimo per ore e ore. Sempre.

Per raggiungere la felicità mi basta appoggiare la testa, chiudere gli occhi, e respirare.

 

Sai com’è, mi accontento con poco io.

Desolazione Preautunnale

Agosto 22, 2007

Inseguite pure l’uomo dall’apparenza umile e quando l’avrete spinto in un androne, derubatelo e seguitelo collo sguardo, ciascuno con le mani in tasca, mentre egli se ne va triste per la sua via, infilando la strada a sinistra.

(Franz Kafka, “Il Commerciante”, 1907)

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Stavo sul treno per casa. Avevo appena finito di leggere un altro intrigante racconto di Kafka, quando ripensai a cosa fosse accaduto pocansi. Era una di quelle emblematiche giornate piovose di fine Agosto, dove sei costretto ad ammettere che l’estate sta lentamente passando. Ho riflettuto prima di parlarle. Stavo sulle rotaie fredde e bigie del binario 3, quando mi disse che non valevo assolutamente più nulla per lei. Mi sedetti e cominciai a fissare il grigio delle rotaie- vidi una piantina d’edera che era cresciuta ai bordi del metallo…Sorrisi. Salito sul treno, immersi la mia mente totalmente negli ermetici romanzi Kafkiani, ma non riuscii a non notare il passeggero che vi era alla mia destra. Era un uomo trentenne dall’aspetto ordinario, che teneva in mano una fotografia incorniciata, che evidentemente ritraeva la persona a lui più cara, dato che non smetteva di fissarla e di appoggiarci le labbra sopra. Cercavo di concentrarmi sui miei racconti, ma il mio occhio continuava a notare quanto fosse malinconico quell’ uomo – sembrava che i suoi occhi facessero un’immensa fatica a contenere tutte le lacrime che avrebbe volentieri tirato fuori da solo nella sua camera, o forse seduto su una panchina ad osservare l’accelerazione irragiungibile dei treni che ci lasciano perterriti.

 

Dovevo scendere alla prossima fermata. Il trenò lentamente frenò per poi fermarsi definitivamente. Mi alzai lentamente, gli appoggiai amichevolmente una mano sulla spalla, per poi dirgli che sarebbe stato tutto apposto. Senza badare a qualsiasi fosse stata la sua reazione, uscii dal treno, muto.

 

Salendo quelle poche scali mi venne in mente quel paragrafo letto precedentemente, che probabilmente mi rimarrà scolpito nella mente a lungo.

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” <<Volate via; le vostre ali che non ho mai visto, vi portino nella rustica vallata o a Parigi, se là vi sospinge il vostro desiderio. Ma godete la vista dalla finestra, quando le processioni vengono da tutt’e tre le strade, non si vogliono scansare, si confondono una nell’altra, lasciando riapparire, nelle loro ultime file, libera la piazza. Accennate coi fazzoletti, siate spaventati e commossi, lodate la signora che passa. Passate sul ponte di legno del torrente, fate segno ai bambini che si bagnano e stupite dall’evviva dei mille marinai sulla lontana corazzata…”