Archivio per la categoria ‘treni’

Desolazione Preautunnale

Agosto 22, 2007

Inseguite pure l’uomo dall’apparenza umile e quando l’avrete spinto in un androne, derubatelo e seguitelo collo sguardo, ciascuno con le mani in tasca, mentre egli se ne va triste per la sua via, infilando la strada a sinistra.

(Franz Kafka, “Il Commerciante”, 1907)

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Stavo sul treno per casa. Avevo appena finito di leggere un altro intrigante racconto di Kafka, quando ripensai a cosa fosse accaduto pocansi. Era una di quelle emblematiche giornate piovose di fine Agosto, dove sei costretto ad ammettere che l’estate sta lentamente passando. Ho riflettuto prima di parlarle. Stavo sulle rotaie fredde e bigie del binario 3, quando mi disse che non valevo assolutamente più nulla per lei. Mi sedetti e cominciai a fissare il grigio delle rotaie- vidi una piantina d’edera che era cresciuta ai bordi del metallo…Sorrisi. Salito sul treno, immersi la mia mente totalmente negli ermetici romanzi Kafkiani, ma non riuscii a non notare il passeggero che vi era alla mia destra. Era un uomo trentenne dall’aspetto ordinario, che teneva in mano una fotografia incorniciata, che evidentemente ritraeva la persona a lui più cara, dato che non smetteva di fissarla e di appoggiarci le labbra sopra. Cercavo di concentrarmi sui miei racconti, ma il mio occhio continuava a notare quanto fosse malinconico quell’ uomo – sembrava che i suoi occhi facessero un’immensa fatica a contenere tutte le lacrime che avrebbe volentieri tirato fuori da solo nella sua camera, o forse seduto su una panchina ad osservare l’accelerazione irragiungibile dei treni che ci lasciano perterriti.

 

Dovevo scendere alla prossima fermata. Il trenò lentamente frenò per poi fermarsi definitivamente. Mi alzai lentamente, gli appoggiai amichevolmente una mano sulla spalla, per poi dirgli che sarebbe stato tutto apposto. Senza badare a qualsiasi fosse stata la sua reazione, uscii dal treno, muto.

 

Salendo quelle poche scali mi venne in mente quel paragrafo letto precedentemente, che probabilmente mi rimarrà scolpito nella mente a lungo.

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” <<Volate via; le vostre ali che non ho mai visto, vi portino nella rustica vallata o a Parigi, se là vi sospinge il vostro desiderio. Ma godete la vista dalla finestra, quando le processioni vengono da tutt’e tre le strade, non si vogliono scansare, si confondono una nell’altra, lasciando riapparire, nelle loro ultime file, libera la piazza. Accennate coi fazzoletti, siate spaventati e commossi, lodate la signora che passa. Passate sul ponte di legno del torrente, fate segno ai bambini che si bagnano e stupite dall’evviva dei mille marinai sulla lontana corazzata…”

 

 

 

 

 

 

Cold Steel Rail

Agosto 10, 2007

Che ne sai tu del posto dove andavamo a dimenticarci di tutte i nostri problemi e delle nostre preoccupazioni? Che ne sai del nostro cinema, delle nostre mete?

Ma soprattutto che ne sai della nostra ferrovia, di dove andavamo ad appoggiare le orecchie sul metallo freddissimo delle rotaie per sentire l’approccio di quei treni ancora distanti. Mi ricordo tutto di quel posto, dalla sua desolatezza al suo fascino intramontabile – un’ottima meta per chi vuole annullare le proprie preoccupazioni e non pensare più. Adesso che ci penso, mi ricordo quando andavamo in motorino spensierati fino a quel campo di grano vicino l’aeroporto, là dove gli aerei volano così in basso da schivarti. A volte ridevamo, a volte fumavamo, ma a volte stavamo zitti, ma non perchè non avevamo niente da dirci. Avevamo bisogno di quel silenzio proprio come un neonato ha bisogno del latte materno.

Quel silenzio ci aiutava a crescere ed accettare la realtà.

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Parla, chi sei tu?

Agosto 10, 2007

Quelle canzoni che non sono magnifiche solo per il proprio ritmo o testo, ma per quello che ricordano e simboleggiano.

So, so you think you can tell Heaven from Hell,
blue skies from pain.
Can you tell a green field from a cold steel rail?

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Mi chiese quasi sussurando: “chi sei tu?”

A smile from a veil?
Do you think you can tell?
And did they get you to trade your heroes for ghosts?

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Quello che comincia bene ma finisce male, quello che non riesce a portare a termine nulla, quello che vive nei pressi di una fredda rotaia di acciaio, nei bordi della perferia dei cuori altrui.

Hot ashes for trees?
Hot air for a cool breeze?
Cold comfort for change?

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Sai, io ogni notte sento quel treno che mi passa accanto a tutta velocità ma non si ferma mai. Vorrei salirci a bordo, ma la stazione è troppo lontana, non la raggiungerò mai, non ce la posso fare. Eppure vorrei che un giorno frenasse in anticipo e mi facesse salire, come favore personale.

Running over the same old ground.
What have we found? The same old fears.
Wish you were here.

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Mi disse: “La prossima volta che senti quel treno sta nei paraggi, tu correrai con tutta la forza che hai nelle gambe e ti aggrapperai su quel treno, costi quel che costi. Devi prenderla dalle corna la vita, sennò sarà proprio essa ad incornarti, nonchè lasciarti a piedi.